





L'AUTORE TELEVISIVO
(da "FARE L'AUTORE PER LA TV", di Maurizio Gianotti, Eurilink).
Chi immagina l’autore come un essere intento a scrivere dei testi dimostra di avere un'immagine romantica e superata. Perché oggi l’autore è uno, nessuno e centomila. Nel senso che non esiste un solo tipo di autore, ma ce ne sono molti, ognuno diverso dall'altro. E non è detto affatto che l'abilità nello scrivere sia una dote sempre necessaria: a volte non lo è per niente.
Naturalmente noi riteniamo che un autore degno di questo nome debba non solo saper scrivere correttamente, ma debba possedere anche uno stile originale, una buona dosa di versatilità, la capacità di passare con disinvoltura e naturalezza da un argomento all'altro e da uno stile all'altro... oppure, al contrario, di essere fortemente specializzato. Di essere, cioè, un bravo battutista, un abile autore di parodie e di testi di canzoni, o uno sceneggiatore capace. Ma non è detto che siano queste le capacità che porteranno l'autore al successo o anche, più semplicemente, alla conquista di un adeguato giro di lavoro.
Vediamo le diverse categorie di autori.
lo scalettatore: non necessariamente è un bravo scrittore. A volte non ha proprio il dono della scrittura. Però sa scrivere scalette efficaci, nelle quali c’è il famoso e un po’ misterioso “ritmo televisivo”. Scrivere una scaletta sembra un’attività elementare ma non lo è, o almeno non lo è sempre: una scaletta sbagliata può uccidere un programma, facendo contemporaneamente morire di noia i telespettatori.
il battutista: può non avere il dono della scaletta, ma essere una fonte inesauribile di giochi di parole e di amenità. Spesso lavora in coppia con lo scalettatore. Ovviamente è presente in trasmissioni in cui ci siano spazi dedicati alla comicità: in una rubrica religiosa o in un programma di denuncia probabilmente la presenza del battutista sarebbe inutile.
l’esperto di giochi: la sua presenza è utile soprattutto in quei programmi/contenitore dove c’è spazio per i giochi. I programmi ideali per questo professionisti erano Giochi senza frontiere e Bellezze al bagno, ma da anni ormai questo genere è passato di moda.
l’autore di quiz: è simile al precedente ma è specializzato in quiz show. Nella sua biblioteca c’è l’intera serie di Garzantine e abbondano libri contenenti dati di ogni tipo: tutti i risultati e le classifiche degli sport in tutte le epoche, tutti gli avvenimenti storici, le scoperte scientifiche, le battaglie con luoghi e date e, naturalmente, il Trivial Pursuit.
l’autore di studio: deve essere sempre presente in studio e qui dare al conduttore e al cast tutte le indicazioni (tempi, durate, azioni) tranne quelle di pertinenza del regista, il cui compito è gestire tutto ciò che riguarda movimenti, riprese e inquadrature. In pratica, in televisione è l’autore che decide cosa si dice e cosa si fa. Ovviamente, nei programmi in cui l’elemento spettacolare è più presente (per esempio nei varietà di prima serata in cui ci sono i balletti) la regia ha un ruolo più importante. Nei gruppi meglio organizzati e più affiatati ci può essere una rotazione tra autori. Se invece a occuparsi dello studio è un solo autore, di solito questi, oltre a essere autore di studio, è anche...
l’autore di fiducia del conduttore (più facilmente della conduttrice), che si affida totalmente a lui. Almeno si spera: perché se il conduttore (o la conduttrice) non si sente sufficientemente tutelato e curato dall’autore di studio, quest’ultimo verrà fatto a pezzettini giorno dopo giorno, ora dopo ora. Il suo compito, a volte, è quello del parafulmine: deve assorbire e possibilmente stemperare gli sbalzi d’umore del conduttore. Ma se riesce a conquistare la sua fiducia, allora sarà per lui (più spesso per lei) una guida riconosciuta.
Questo autore ha un grande potere: poiché funge da filtro tra il conduttore e gli altri autori, ha la possibilità di nuocere ai colleghi che, essendo tenuti a debita distanza dal conduttore, non hanno modo di comunicare con lui. Pertanto, è sufficiente una parola dell’autore di fiducia per fare cadere in disgrazia un altro autore.
In molti gruppi di lavoro, soprattutto in quelli in cui lavorano numerosi autori, c’è un capo autore. A volte il capo autore è anche autore di fiducia del conduttore e autore di studio. in questo caso è un autore uno e trino.
I principali compiti di un capo autore sono:
– concordare con la rete (nella persona del direttore o del capostruttura) la linea editoriale del programma e comunicarla agli altri autori;
– fare da interfaccia tra la parte autorale e la rete: le richieste, le osservazioni e le eventuali critiche vengono comunicate direttamente ed esclusivamente a lui in separata sede (unica eccezione, le riunioni alle quali partecipano tutti gli autori);
– concordare con i colleghi la divisione dei compiti. Se è un prepotente, anziché concordare imporrà; se è una persona equilibrata, concorderà i ruoli e gli incarichi con gli interessati, cercando di creare un clima di lavoro sereno e disteso. Questo dipende dal suo carattere e dal suo metodo. Come in ogni ambiente di lavoro, se è emotivamente intelligente e sa entrare in empatia con il prossimo riuscirà a creare un team affiatato e proprio per questo valido;
– occuparsi degli aspetti organizzativi della parte creativa del programma;
– impostare la scaletta.
Ma chi non è ancora autore e vuole diventarlo, e soprattutto ha l’occasione di esercitare attività autorali, che ruolo ha?
Ad esempio quello di collaboratore ai testi. Di cosa si occupa quest’ultimo? Scrive. Ma questa è l’attività dell’autore, obietterà qualcuno. È vero, ma non è il suo compito principale. Ciò che va in onda non è fatto di solo testo. Facciamo un esempio concreto e reale: a un certo punto in un programma viene inserita una rubrica dedicata agli animali, ai loro problemi e alle curiosità che li riguardano. All’autore di riferimento (che è l’autore cui è stata affidata la rubrica) viene affiancato un collaboratore ai testi. L’autore pensa a quali animali dedicare la rubrica: è estate e il problema dell’abbandono degli animali si fa serio. Sul giornale ha letto che a essere abbandonati non sono solo i cani, ma anche i serpenti e altri animali esotici. Ne discute con il collaboratore, lo incarica di fare una ricerca e di trovare qualcuno che porti in studio alcuni rettili, decide quali ospiti invitare (per esempio, uno zoologo di fama). A questo punto il collaboratore organizza tutto: procura i rettili, convoca l’ospite e scrive il copione (il “pezzo”, come viene definito), che viene verificato e corretto dall’autore, il quale a sua volta è autore di riferimento di altre rubriche e partecipa alle interminabili riunioni quotidiane nel corso delle quali si impostano le varie puntate. Per questo, in un programma che, come Unomattina ad esempio, dura più di tre ore al giorno, un autore ha bisogno di avere dei collaboratori ai testi. E questi, dopo un periodo più o meno lungo di “gavetta”, possono essere promossi e diventare collaboratori autori. Cosa significa? O si è autori o si è collaboratori ai testi, verrebbe da pensare. Invece no: un collaboratore ai testi a un certo punto viene promosso con il riconoscimento della qualfica di autore e inoltre, quando è possibile, viene affiancato a sua volta da un collaboratore ai testi. E allora cosa lo distingue dall’autore? Semplicemente che, nell’organigramma e nell’organizzazione del lavoro, si trova a essere un gradino sotto di lui: l’autore che possiamo chiamare “titolare” partecipa a tutte le riunioni nelle quali si impostano il programma e le puntate, mentre il collaboratore/autore entra solo nella fase successiva, quando l’impostazione generale è già stata data.
A questo punto prende in carico uno o più spazi o rubriche ma, diversamente da prima, viene aiutato a un collaboratore ai testi, al quale dà indicazioni sull’impostazione del pezzo da scrivere, con la facoltà di correggerlo e modificarlo.
In teoria, un autore dovrebbe essere anche ideatore di programmi originali, che oggi si chiamano format. E qui le cose si complicano.
Secondo Massimo Bernardini (da Format – La Tv vista da dentro – Banca dati dei linguaggi di Tv, radio e media convergenti è il nome di un blog indirizzato, curato da Ernesto Siciliano, che contiene informazioni e materiali molto interessanti e aggiornati sulla televisione in generale e sul lavoro dell’autore in particolare), i format italiani non li vuole – quasi – nessuno perché la creatività della nostra televisione rasenta lo zero assoluto.
... Veramente nessuno in Italia ha idee? Eppure, tanti autori scrivono progetti di programmi televisivi… che vengono per lo più rifiutati, però poi si vedono in Tv. Perché c’era un format preesistente, della cui esistenza l’autore non era al corrente.
Ma come? Uno fa l’autore e non conosce i format che vanno in onda sulle varie emittenti straniere? Possibile? Possibile si! Il fatto è che esistono dei servizi di monitoraggio del mercato internazionale dei format con le schede e le sinossi di tutti i programmi che vanno in onda. Il più noto è The wit. Ma abbonarsi è costosissimo: è un servizio che di solito hanno soltanto le società di produzione e le emittenti. I produttori di Mediaset, per esempio, lo possono consultare utilizzando il proprio computer aziendale.
Quindi, gli autori che non girano il mondo e non consultano The wit sanno che possono correre il rischio di scoprire l’acqua calda, cioè di ideare un programma che un collega svedese, olandese o norvegese ha non solo scritto, ma anche realizzato. Se succede, è perché le idee sono nell’aria.
I lettori di questo libro che intendono perseguire la folle idea di fare gli autori televisivi e quella ancora più folle di farlo proponendo i propri progetti, sappiano che la loro è una vera “mission impossibile” Perché l’obiezione che verrà loro opposta da coloro che hanno il potere di decidere è di due tipi:
1) non si può fare perché non è un format;
2) non si può fare perché è un format.
Traduco. Se un programma contiene un’idea ma non è “formattizzabile”, nel migliore dei casi si può utilizzare questa idea, ma l’autore rimarrà sempre escluso da future edizioni o eventuali produzioni internazionali. Se invece il programma ha un precedente in un format straniero, non si può fare perché c’è già quel format. In realtà, quando per qualche oscura ragione l’interesse per fare un programma c’è, le soluzioni si trovano: per esempio, improvvisamente si scopre che un format cessa di essere format se si modificano alcuni elementi, e allora si può produrre un programma simile senza problemi.
E allora cosa può fare un autore per proporre delle “idee originali”? Se è una persona normale, cioè se non appartiene per nascita a una fortunata oligarchia o se non riesce in qualche modo a entrarci), le idee originali sono il suo unico patrimonio. Come evitare di disperderlo? Sinceramente, non credo che il titolo sia sufficiente. Così come non lo sono il “soggetto descrittivo”, lo “sviluppo alternativo della struttura narrativa” e le “caratteristiche fondamentali dei personaggi principali e della loro correlazione”. Queste voci sono più efficaci se i format sono relativi alla fiction, molto meno se parliamo di intrattenimento. Meglio allora la “illustrazione del contesto scenico in cui sono ambientate le fasi tematiche”. Tradotto in un linguaggio più semplice: la scenografia.
Infatti i format multimilionari (in euro o dollari) sono dettagliati fino all’ultimo particolare della scenografia e anche della grafica. E non solo: utilizzano software depositati. E anche il progetto delle luci fa parte del format.
Ma questo lo può fare una multinazionale, o magari anche una società più piccola, ma che abbia un certo budget: tutte queste voci, infatti, hanno un costo. Se il titolare dell’idea è giovane e squattrinato, allora, cosa può fare?
Il metodo migliore per tutelare il proprio progetto è realizzare un numero zero nel quale appaiano gli elementi più importanti. Per esempio, se la scenografia è fondamentale, allora bisogna fare uno sforzo e costruirne una il più possibile simile. Lo stesso vale per il software, se ad esempio si tratta di un game che richiede una grafica (per le domande, i punteggi, ecc.).
Ancora meglio poi se si riesce a fare trasmettere almeno una volta la puntata.
In teoria, infatti, la trasmissione dovrebbe (uso sempre il condizionale, quando parlo di Tv) garantire la tutelabilità del format. Ma un numero zero richiede un budget non piccolo. Per averlo, bisognerebbe rivolgersi a una delle famose società di produzione di cui abbiamo parlato prima. E così saremmo da capo a quindici. Insomma, niente da fare? Non è detto: un sistema più economico c’è. Invece del numero zero, si può realizzare un promo (o un demo) in cui il programma viene condensato in non più di cinque minuti. Cinque minuti in cui uno speaker o delle scritte in grafica o tutti e due gli strumenti illustrano il meccanismo del programma. Anche il promo può essere depositato alla Siae, così come la registrazione di un eventuale numero zero, insieme al concept cartaceo.
Ma concept, paper format, demo, promo e tutte le altre testimonianze scritte poco possono fare contro l’attuale blocco di un programma.
Associazioni come l’Anart (Associazione Nazionale Autori televisivi e teatrali) e il sindacato degli autori (FNSA) premono perché vengano stabilite nuove regole che tutelino finalmente il diritto d’autore. La Siae è sensibile al riguardo. Sicuramente non sarà una passeggiata, ma arriverà il momento in cui anche il lavoro degli autori italiani sarà riconosciuto. E la presenza di format italiani nel mercato globale non sarà più un’eccezione. Almeno, questo è ciò che speriamo.